TEOREMA MILANESE

160 mq - 2018

In un palazzo di fine anni ‘60 al fondo di Corso Sempione, un’originale reinterpretazione della tipica casa borghese milanese.

Il progetto mantiene di fatto il classico impianto a corridoio centrale per distribuire le varie stanze aprendo però la zona giorno collegata con l’ingresso e la cucina; ed è proprio in questa parte della casa che accade l’inaspettato: lo spazio è unico, sorprendentemente dilatato verso l’esterno, ma allo stesso tempo chiaramente diviso a livello percettivo per aree funzionali.
Come nella migliore tradizione dei grandi maestri milanesi del ‘900 è a un materiale come il marmo (realizzato dalla storica ditta Catella che Gio Ponti cita in “Amate l’architettura”) che viene affidato il compito di guidare il progetto dal dentro al fuori e da un’area all’altra: il pavimento in Cipollino Tirreno si estende nel soggiorno sulle pareti per “chiudersi ” a soffitto incorniciando Milano quasi come un paesaggio contemplativo mentre verso la zona pranzo lascia il posto al verde Alpi come “tappeto” a pavimento per il tavolo e a parete come sostegno di arredo o arredo stesso nel suo essere mensola portaoggetti. Il disegno dei giunti tra le lastre a pavimento costituisce inoltre la base di appoggio del paravento in ottone e vetro posto a filtro tra ingresso, corridoio e zona pranzo, ma anche elemento contenitivo che attraverso i suoi “bracci” metallici connette cucina e soggiorno in una soluzione di continuità percettiva. Il marmo dal corridoio lascia poi spazio a cementine colorate e a parquet con sovrapposizioni in resina, le strutture metalliche diventano porte colorate e il laminato della cucina e di molti arredi nella casa ci riporta agli anni in cui fu costruito l’edificio fornendo il contrappunto ai materiali più preziosi presenti nella casa.
Un progetto di casa che parte dal pavimento, si articola in altezza e dà voce anche al soffitto dove, come sosteneva lo psicanalista junghiano James Hillman “non abitano più gli dei”. Il disegno del grande rosone circolare tenta quindi attraverso la ricerca di Marcante-Testa di ridare dignità e valore simbolico a quella parte che sempre secondo Hillman è oggi la parte più trascurata nel progetto dell’interno domestico.
Come in molti progetti di Magistretti, questo interno ripropone una combinazione di mobili del ‘900 e contemporanei, tipico della rappresentazione che una certa borghesia voleva e vuole dare di sé, chiedendo ambienti in cui vivere capaci di conciliare le conquiste del moderno e la cultura della tradizione, aggiungendo però sempre quell’ironia e volontà di non prendersi mai troppo sul serio presente nei progetti di Marcante-Testa.
Materiali e arredi su disegno:

Strutture metalliche e divisori vetrati: Om Project
Mobili e cucina su disegno: Materia Design
Pavimenti e rivestimenti in marmo: Catella F.lli
Cementine e mosaici: Bisazza
Pitture murali: Farrow & Ball

 

 

progetto di A. Marcante/ A. Testa

collaboratori: Mattia Inno, Giada Mazzero, Valentina Negro

fotografo: Carola Ripamonti