UNO SGUARDO (IN)DISCRETO | appartamento a Torino, Italia, 150 mq – 2013

Progetto : Andrea Marcante, Adelaide Testa (UdA Architetti)
Collaboratori: Eirini Giannakopoulou, Giada Mazzero
Fotografo: Carola Ripamonti

 

—–

“La donna (della domenica) è scappata con il cavallo di Nietsche”.

Cosa accomuna le Piazze d’Italia di De Chirico con Fruttero & Lucentini in questo appartamento progettato da A.Marcante e A.Testa di UDA architetti affacciato su piazza San Carlo attraverso gli oculi strabici del piano ammezzato di un palazzo della piacentiniana via Roma a Torino?

Di certo li accomuna una sorta di “oscenità”, ovvero disvelare/nascondere il sostrato della realta disseminata di indizi come una trama di un racconto giallo: commistione di alto e basso, dramma e grottesco, banale e sofisticato, inquietante e rassicurante, che talvolta collassa e precipita come una soluzione chimica disvelandoci il sottile gioco delle risonanze.

Noi, per caratteristiche fisiologiche, non possiamo vedere contemporaneamente di fronte e ciò che è alle nostre spalle. I limiti del campo visivo ci accomunano a tutti gli esseri viventi, ma a differenza da tutti gli altri, l’uomo ne è l’unico consapevole.

Forse è da ciò che ad un livello profondo, inconscio, trae anche origine l’inquietudine, il dubbio, l’interrogarsi circa la consistenza e l’esistenza stessa della realtà visibile.

Un po’ forzosamente, è come se tutto il domandarsi da parte dell’uomo circa l’oggettività del mondo si potesse ricondurre semplicemente alla mancanza di un “terzo occhio”, posto sulla nuca, che ci consentirebbe di avere una piena percezione. Di qui l’inquietudine della visione e dei luoghi percepiti tramite essa.

E’ certo una provocazione quanto sopra, ma se pensiamo a come una “visione altra” sia stata elaborata dal cinema ad esempio (gli occhi dell’assassino che vedono la scena del crimine, lo sguardo di un altro soggetto che si interpone tra noi ed il protagonista della storia, il miraggio di realtà multiple contemporanee, ecc), allora la questione esce dalla sfera delle suggestioni più intellettuali e si fa pane quotidiano del nostro vivere dentro la realtà ed in particolare negli spazi costruiti dall’uomo.

Un appartamento realizzato al piano ammezzato di un palazzo affacciato sulla piazza simbolo di Torino, quella piazza San Carlo voluta dai duchi di Savoia ed in particolare da Maria Cristina di Francia che governò in reggenza come “Madama Reale” nella prima metà del seicento, diviene, tramite i suoi spazi e gli arredi in esso disposti, il teatro aggiornato ai nostri tempi di una rappresentazione di una certa idea della casa borghese, della casa del ceto medio professionale torinese, fatta di rassicurante precisione ingegneresca e sottili inquietudini.

La pianta caratterizzata da una progressione ad imbuto dal retro fino al salone affacciato sulla piazza, le finestre aperte sulla stessa, connotate dalla forma e dalla dimensione degli “oculi” sulle facciate dei palazzi che ne definiscono il perimetro, la necessità di organizzare gli spazi di relazione delle zone a giorno come aree ed ambienti di maggiore o minore esposizione alla vista dall’esterno diventano gli spunti di partenza per la costruzione di un luogo domestico dal sapore vagamente metafisico.

Una metafisica dechirichiana, se si fa propria la sua definizione di questo termine per cui:”la metafisica è quella verità nuova che si cela in ogni oggetto se solo si riesce a vederlo o immaginarlo al di fuori del suo solito contesto”, cosa che vale anche per mobili ed arredi secondo l’artista che infatti diceva: “è già stato osservato più di una volta l’aspetto curioso che riescono ad acquistare letti, armadi, specchiere, divani, tavoli, quando ce li ritroviamo improvvisamente dinnanzi sulla strada, in uno scenario nel quale non siamo abituati a vederli. Tutti questi mobili ci appaiono sotto una luce nuova, raccolti in una strana solitudine: una profonda intimità nasce tra loro”.

Così la casa diventa l’invenzione di un luogo secondo regole precise, come in un romanzo, dove i luoghi in esso inventati sono per implicita adesione dei lettori alla narrazione più “veri” e “reali” dei luoghi esistenti nel mondo reale, così come dei molti luoghi mitici e simbolici creati dall’uomo. Mentre infatti la realtà che percepiamo come oggettiva può essere sempre interpretata diversamente da ognuno di noi, è invece necessario che tutti noi si affidi uno status di immutabilità e certezza alla descrizioni letterarie, pena altrimenti l’impossibilità del racconto stesso.

E’ anche questo il caso dell’appartamento in questione. Qui tutti gli elementi: la conformazione delle superfici, gli arredi fissi, i piccoli oggetti e le suppellettili dislocate negli ambienti, raccontano di qualcosa che va oltre la prima apparenza, che si insinua tra le pieghe del vivere quotidiano.

Gli arredi, realizzati come costruzioni isolate che popolano un paesaggio intermedio tra interno ed esterno, creano stupore non perchè appartengano alle categorie dell’insolito e dell’astruso, ma per la loro aria immediatamente familiare ed insieme misteriosa. Una fusione tra ritrovamento e mai visto, tra conosciuto ed ignoto in un delicato equilibrio tra quello che già sappiamo e ci aspettiamo da uno spazio ed il senso di spaesamento che si prova di fronte al nuovo.

—–

Dati tecnici:

Arredi

Soggiorno
Divano D70 disegnato da Osvaldo Borsani e prodotto da Tecno, poltrona P40 disegnata da Osvaldo Borsani per Tecno (pezzo unico in pelle di struzzo), tavolini T1 e T2 disegnati da Osvaldo Borsani per Tecno, tappeto berbero (da Battilossi.it), lampada da terra con stelo in legno “TMM” disegnata da Miguel Milá e prodotta da Santa & Cole , porta candele da terra in ferro “Luminotti” disegnati da Toni Cordero (prototipi produzione Salvati), lampada da terra in ferro e legno colorato disegnata da Mario Pandiani (studio6m.com), illuminazione led serie “Nuit” prodotta da Kreon incassata nel controsoffitto, scultura donna seduta di Piero Gallina (galleria Marco Cappello)

 

Zona pranzo

Tavolo “Asnago & Vender” prodotto da Pallucco, sedie “Zig-Zag” di G. Rietveld per Cassina, lampadario “14.14” di Bocci, tartaruga in ceramica di Diego Dutto (pezzo unico – galleria Marco Cappello)

Cucina
Blocco in acciaio di Boffi, pensili e mobile alto su disegno Marcante-Testa (UdA architetti), luci incassate nel controsoffitto “Nuit” di Kreon, faretti Viabizzuno “Obbiettivo”, lampada “Maestrale” di Denis Santachiara

Camera padronale
Sedia “Reggenza” disegnata da Toni Cordero (fuori produzione), comodini “Vision NexT” prodotti da Pastoe, lampada da tavolo disegnata da Toni Cordero (prototipo produzione Salvati)

Camera figlia
Tavolo, letto e libreria su disegno Marcante-Testa (UdA architetti), lampade a sospensione bianco e giallo “Flowerpot” disegnate da Verner Panton, copriletto vintage (galleria Spazio Bloom), lampada da tavolo modello n. 205 prodotta da La Lampe Gras.

Camera figlio
Tavolo, letto e armadiature fisse su disegno Marcante-Testa (UdA architetti), seduta Modus produzione Tecno, lampade da tavolo e da parete La Lampe Gras, lampade a sospensione nere “Flowerpot” disegnate da Verner Panton, libreria in lamiera forata a parete “Dedal” disegnata da Mategot produzione Gubi, copriletto vintage (spazio Bloom)

Bagni
Tutti gli arredi sono stati disegnati da Marcante-Testa (UdA architetti)

 

Fornitori delle opere su disegno

Arredi: Materia Design

Opere in vetro: Cristalking

Marmi: Catella Marmi, Marmorstone

Parquet: Ristructura

 

(testo di Valter Camagna)