LIBERAMENSA “Il design entra in carcere” | Ristorante a Torino, 200 mq – 2016

Ristorante all'interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno - Torino

Progetto architettonico, curatela e produzione esecutiva:  MARCANTE-TESTA

Realizzazione allestimento: cooperativa Ecosol

Fotografo: Carola Ripamonti, Marcello Clerico

 

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I progettisti del Ristorante Liberamensa, all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno (il più grande penitenziario del Piemonte, l’ex Carcere delle Vallette di Torino) sono gli architetti Andrea Marcante e Adelaide Testa (UdA Architetti), promotori a titolo gratuito di questa iniziativa che mira, attraverso un concreto impegno sociale, a introdurre l’architettura degli interni in un luogo “debole” per antonomasia quale il carcere.

Liberamensa coinvolge persone in stato di detenzione in ogni fase dell’attività, dalla preparazione del cibo al servizio ai tavoli. Destinato nella pausa pranzo agli utenti interni, dagli agenti di Polizia Penitenziaria a tutti coloro che nel carcere lavorano quotidianamente, alla sera è aperto al pubblico. Un’occasione per chi “sta fuori” di prendere maggiore consapevolezza di cosa può esserci “dentro” e, contemporaneamente, la possibilità, per chi “dentro” ci deve stare, di una reale opportunità formativa e lavorativa.

Si tratta, in Italia, di una finalità unica nel suo genere: offrire un tangibile segno di qualità ambientale a chi nel carcere lavora, partendo dalla riqualificazione di un luogo forse minore, ma, data l’importanza simbolica del condividere il cibo, assolutamente centrale in quanto a valore aggregativo. E contemporaneamente si tratta di sensibilizzare la comunità esterna, ovvero la città, riguardo alla esistenza stessa della casa circondariale.

Scriveva Gio Ponti, nel 1957, in Amate Architettura

“…amate i buoni architetti moderni… esigete da loro scuole e istituti bellissimi per i vostri figli, esigete da loro teatri stupendi… per la vostra cultura… essi debbono fare ospizi umanissimi per la vostra stanchezza ed età, cliniche perfette per la vostra guarigione, essi devono fare anche reclusori civilissimi, per quelli di noi che son sventurati…”

Se, come sostengono i progettisti, “gli spazi interni di ogni individuo vengono nel tempo a conformarsi sugli spazi esterni in cui l’individuo vive” ecco che “dagli ambienti in cui si lavora, passandovi la maggior parte del tempo, dobbiamo pretendere, come una sorta di matrice psicologica, che siano in grado di confermarci in una visione positiva di noi stessi”. Diretta conseguenza di questo approccio è il previsto maggior benessere degli operatori, condizione fondamentale non solo per loro stessi, ma anche nei feedback verso coloro che stanno portando avanti un percorso riabilitativo.

Partendo da queste considerazioni il progetto architettonico non intende cancellare l’identità dei luoghi, ma piuttosto sovrapporre ad essi un nuovo codice estetico in grado di dialogare con le preesistenze e di rendere armonioso quanto normalmente viene trascurato, restituendo a questi spazi di incontro dignità e chiarezza.

A tal fine nulla di ciò che esisteva è stato rimosso: la partitura delle finestre si arricchisce di una schermatura con portali bidimensionali in laminato Abet, mentre le grate delle inferriate sono punteggiate dai vetri colorati di Cristal King e il pavimento in marmette, così come il perlinato alle pareti, trova nuova dignità alternandosi alle superfici ceramiche di Mutina, le grafiche di Studio Fludd e i tendaggi di Kvadrat.

Nuovi invece gli arredi: lunghi tavoli a geometria variabile, su disegno dei progettisti, rendono possibili molteplici combinazioni aggregative e si completano con sedute Lago di chiara ispirazione “scolastica” e imponenti lampadari in tubo metallico realizzati da OM Project in collaborazione con Creative-Cables. Ne deriva un delicato equilibrio tra ciò che c’era e ciò che viene aggiunto, tra memoria e proposta progettuale, al fine di “alleggerire” i luoghi rendendoli allo stesso tempo seri e stimolanti, eleganti ma anche pratici, garantendo così la totale sostenibilità economica dell’operazione da parte dei soggetti coinvolti.

La realizzazione del progetto è stata possibile grazie alla lungimiranza della Direzione della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, all’impegno della cooperativa Ecosol che da oltre 10 anni crea opportunità formative e lavorative all’interno del carcere, al fondamentale contributo della Compagnia di San Paolo, alle tante sponsorizzazioni tecniche, per materiali e arredi, coperte da importanti aziende italiane e straniere, e infine, ma soprattutto, all’impegno degli architetti Andrea Marcante e Adelaide Testa che hanno donato non solo il progetto architettonico ma tutto l’impegno per il reperimento dei mezzi necessari al suo sostentamento economico, con la speranza che questa iniziativa diventi una possibile “breccia” in quell’alto muro che impedisce oggi all’interior design di misurarsi proprio con quei luoghi che ne avrebbero maggiormente bisogno.

 

CON IL CONTRIBUTO DI:

Compagnia di San Paolo

 

SPONSOR TECNICI:

un ringraziamento speciale a tutte le aziende che hanno reso possibile la realizzazione del progetto

Abet Laminati

Creative Cables

Cristal King

Kvadrat

Lago

Mutina

Om Project

Samperio Vernici

Studio Fludd

 

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