OMBRE CINESI | showroom REZINA, Milano, Italia, 150 mq – 2010

progetto di Andrea Marcante e Adelaide Testa

collaboratori: Oliver Hutchison

fotografo: Pasquale Formisano

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Un unico materiale, puro colore e superficie, diventa il protagonista di un nuovo concept espositivo.

Uno spazio che si propone come laboratorio ludico-materico.

Protagonista è la resina in tutte le sue espressioni. Un concept espositivo ideato da UdA con la collaborazione di Adelaide Testa per il marchio Rezina, che attraverso ogni singolo elemento invita a interagire con le texture e i colori, uno stimolo coinvolgente per l’immaginazione e la creatività.

Totalmente inedito il display. Alle pareti, maxi pannelli in medium density fiber mossi da tagli verticali nei quali come in un libero gioco di incastri, vengono inseriti i campioni di resina, con la possibilità di formare composizioni sempre diverse.

Al centro, sempre in medium density fiber, un tavolo dalla linea essenziale, ma di grande funzionalità. I profili sguinciati evidenziano i diversi strati di materia e permettono di giocare con le diverse prospettive, nascondendo alla vista un’ampia rastrelliera che raccoglie il campionario completo.

L’immediatezza e la semplicità dello spazio sono sottolineati da immagini grafiche evocative dell’immaginario infantile: una tenda da circo, un grattacielo, un elefante e una fabbrica con tanto di ciminiera fumante.

Il tutto nei toni più neutri possibile, per far risaltare la densità, la ricchezza, la luce e le cromie delle resine. Una serie di soluzioni e strategie che oscilla tra la riduzione della resina a puro pigmento cromatico, a massa di colore che si coagula in solidi monocromatici e la completa smaterializzazione della sostanza epossidica trasformata in puro effetto luministico.

Questo diventa particolarmente evidente nel trattamento delle pavimentazioni esistenti. Il parquet è stato parzialmente ricoperto da un film di resina omogenea grigio antracite che attraverso linee e tagli geometrici interagisce con il tavolo centrale e gli altri oggetti in un gioco di apparenti ombre e luci di memoria Caravaggesca.

E’ spazio senza fisicità cui fa da contraltare la forma quasi opulenta dell’installazione pensata da Nucleo e che ingloba l’accesso al piano sotterraneo. Sospesa tra object trouvé di avanguardia novecentesca ed era preistorica, la gigantesca matrioska alta oltre due metri si fa muta presenza, silhouette astratta fatta di alternanze di luce e ombre modulate dalla struttura a strati rivestita in resina bianco ottico.