ARTISSIMA DESIGN | allestimento, Torino, Italia, 100mq – 2010

progetto di UDA Architetti

TORINO, 100mq – 2010

UdA vs Julien Carretero

MATERIA-ANTIMATERIA

All’origine dell’Universo, secondo le teorie e le formule elaborate, deve esserci stata uguale produzione di particelle di materia e di antimateria, nella più perfetta cosmogonia duale : yin e yang, luce e buio, positivo e negativo. Poi forse per una leggera asimmetria, il mondo così come ci si è rivelato e che abitiamo si è costituito con una parte di questa dualità e la materia ha prevalso.

L’architetto, il designer, giocano con la materia anche se talvolta sembrano volerne prescindere. Tuttavia, a differenza di chi tratta quotidianamente con gli elementi costituenti la materia come i chimici ad esempio, vi è spesso da parte dei progettisti, forse insito nelle pieghe stesse della loro forma mentis, un atteggiamento demiurgico che quasi non riconosce autonomia agli elementi esterni siano essi materiali, decori o forme. Come se non si fosse anche noi, architetti e designers, alle prese con un mondo esterno, manipolabile, modificabile, indagabile e trasformabile, ma solo fino ad un certo punto; poi iniziano processi indipendenti dalla nostra volontà e in qualche modo anche inconoscibili. Un mondo oggettivo o esterno che non è qui costituito da elementi chimici, ma da tutte le strutture cognitive, culturali, performative e materiali delle società umane. Sulla base di queste premesse, chiamati a sviluppare per Artissima design un dispositivo di allestimento per la serie di vasi “Dragprojects” ideati da Julien Carretero, la proposta di UdA diventa un non proposta. Non un disegno a priori, ma come chimici dell’Ottocento, una modalità di indagine del contesto e di sperimentazione che porti a fare reagire i componenti e le cose offerte dal luogo e dall’occasione. Operazioni che UdA e Adelaide Testa con gli studenti partecipanti al workshop hanno compiuto sullo spazio fisico, contribuendo a determinare dei “collassamenti” della materia, dei “precipitati” mediante i quali si possano leggere in filigrana alcune delle infinite strutture che sottostanno alla realtà, anche la più consueta o inusuale e che ha il suo controcampo nell’uso specifico di alcuni laminati storici della Abet sviluppati in collaborazione con Sottsass e Mendini all’epoca di Memphis ed espressamente riprodotti per l’occasione. Non coerenza, ma ars combinatoria e capacità generativa sarà l’obiettivo, come puzzles con la stessa configurazione di incastro, ma diversa immagine. Assemblati insieme avranno coerenza di forma, ma zone autonome di senso: una chimera; animale fantastico eppure così presente nel mondo contemporaneo.